12-02-2026 / Pellegrino Consulting
Quando si parla di “economia circolare” la percezione è spesso ambientale. In realtà, per molte imprese è una questione di margini, continuità operativa e rischio: materie prime più volatili, requisiti crescenti lungo la supply chain, attenzione a tracciabilità e sprechi.
Per definizione, l’economia circolare mira a mantenere il valore di prodotti e materiali il più a lungo possibile, riducendo la produzione di rifiuti e ricorrendo a riuso, riparazione, rigenerazione e riciclo.
Il punto, per un’azienda, è trasformare questa definizione in decisioni operative e numeri. In concreto, la circolarità diventa interessante quando sposta tre leve:
1) Scarti e rilavorazioni: il costo che si somma
Lo scarto non è solo il costo del materiale non conforme. Incide anche sui consumi energetici, sui tempi di utilizzo dell’impianto, sul costo della manodopera, sulla movimentazione interna e sullo smaltimento. Per misurare correttamente l’impatto, è utile presidiare alcuni indicatori essenziali: la percentuale di scarto, il costo dello scarto per unità prodotta, la percentuale di rilavorazioni, il costo di smaltimento per tonnellata e la percentuale di resi.
2) Ricambi e manutenzione: continuità operativa e capitale immobilizzato
Interventi di riparazione, rigenerazione e standardizzazione dei componenti critici possono ridurre le interruzioni di business e contenere la necessità di scorte elevate. Gli indicatori più utili, in questo ambito, sono le ore di fermo impianto, il tempo medio di ripristino (MTTR), il valore dei ricambi critici a magazzino e lo stock medio.
3) Acquisti e specifiche: ridurre dipendenze e volatilità dei costi
Specifiche non aggiornate e materiali non ottimizzati possono generare costi ricorrenti e aumentare l’esposizione alla volatilità degli input. Per governare questa area, è utile monitorare l’intensità di materiale per unità di output, la variabilità dei costi delle materie prime, la quota di recupero interno e, quando disponibile, il tasso di non conformità imputabile ai fornitori.
Se un cliente capofiliera chiedesse: “quale riduzione di scarti e costi avete ottenuto negli ultimi 12 mesi e con quali evidenze?” la risposta sarebbe immediata, o richiederebbe una ricostruzione complessa?
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